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Perché le routine fanno sentire sicuri i bambini e le bambine? Il valore dei piccoli gesti quotidiani

12 ott
Tempo di lettura: 6 min

“Ma non si annoia a fare sempre le stesse cose? Non sarebbe meglio proporre ogni giorno qualcosa di diverso?”

È una domanda che molti genitori si pongono, soprattutto quando scoprono che al nido alcuni momenti della giornata si ripetono con una certa regolarità: l'accoglienza del mattino, il cambio, il pranzo, la nanna, il ricongiungimento. Agli occhi di un adulto possono sembrare semplici abitudini organizzative. Per un bambino piccolo, invece, quei gesti rappresentano qualcosa di molto più importante: sono punti di riferimento attraverso i quali comincia a comprendere il mondo, a riconoscere ciò che accade e a sentirsi sicuro nelle relazioni. Perché nei primi anni di vita la prevedibilità non limita la scoperta: crea le condizioni per renderla possibile.

Perché le routine sono importanti per i bambini e le bambine da 0 a 3 anni?

Lo sai che… per un bambino piccolo sapere cosa accadrà dopo è una forma di sicurezza?

Nei primi tre anni di vita il cervello attraversa una fase di straordinario sviluppo. Il bambino costruisce progressivamente la capacità di riconoscere sequenze, collegare esperienze, anticipare eventi e attribuire significato a ciò che vive.

Le routine quotidiane contribuiscono a questo processo.

Quando alcuni momenti si ripetono in modo riconoscibile, il bambino comincia a costruire delle aspettative: dopo aver lavato le mani si va a tavola, dopo il pranzo arriva il riposo, dopo un certo momento della giornata mamma o papà tornano.

Non si tratta di imparare a leggere l'orologio.

Si tratta di costruire una prima rappresentazione del tempo attraverso l'esperienza.

Ciò che conosco mi rassicura. Ciò che posso prevedere mi aiuta a sentirmi competente.

E quando un bambino si sente sicuro, può dedicare maggiori energie a ciò che per lui è fondamentale: esplorare, giocare, conoscere e costruire relazioni.


Routine e sviluppo del cervello: che cosa succede davvero?

Il cervello dei bambini piccoli impara attraverso l'esperienza e la ripetizione.

Quando un'esperienza si ripresenta in un contesto riconoscibile, il bambino può consolidare progressivamente collegamenti tra gesti, parole, sensazioni e conseguenze.

Pensiamo al momento del pranzo.

All'inizio un bambino osserva l'educatrice che prepara il tavolo. Poi riconosce il proprio posto, comprende che arriverà il cibo, prova a prendere il cucchiaio e, con il tempo, partecipa sempre più attivamente.

Quella che apparentemente è una semplice routine contiene numerose occasioni di apprendimento: memoria, coordinazione, linguaggio, autonomia, relazione e capacità di anticipazione.

La ricerca sullo sviluppo infantile riconosce il valore di ambienti prevedibili e di interazioni sensibili e ripetute nel sostenere la regolazione emotiva e l'apprendimento.

Questo non significa che ripetere un gesto produca automaticamente una competenza.

Significa che la ripetizione, quando è accompagnata da una relazione attenta, offre al bambino occasioni per comprendere, sperimentare e diventare progressivamente più autonomo.


Le routine al nido non sono soltanto organizzazione

In un asilo nido la giornata comprende inevitabilmente momenti ricorrenti.

Ma esiste una differenza sostanziale tra organizzare una giornata per far funzionare il servizio e progettare una giornata pensando ai bisogni dei bambini.

Il cambio del pannolino, per esempio, può essere vissuto come un'operazione da svolgere velocemente.

Oppure può diventare un momento di relazione individuale, nel quale l'educatrice guarda il bambino, gli parla, anticipa ciò che sta per fare e lo coinvolge secondo le sue possibilità.

“Adesso ti slaccio il body. Solleviamo insieme le gambine?”

In questa semplice frase c'è molto più di un'informazione.

C'è il riconoscimento del bambino come persona, il rispetto del suo corpo e la possibilità di partecipare attivamente a ciò che lo riguarda.

È questa la differenza tra una routine subita e una routine vissuta.


La ripetizione favorisce anche l'autonomia

Spesso associamo l'autonomia alla capacità di fare qualcosa senza l'aiuto dell'adulto.

Ma l'autonomia non nasce improvvisamente.

Si costruisce attraverso esperienze nelle quali il bambino può osservare, provare, sbagliare, riprovare e sentirsi accompagnato.

Le routine offrono occasioni preziose proprio perché sono riconoscibili.

Un bambino che sa dove trovare il proprio bavaglino può provare a prenderlo. Un bambino che riconosce il momento di prepararsi per la nanna può partecipare ai piccoli gesti che lo precedono. Un bambino che conosce la sequenza del lavaggio delle mani può iniziare a compierne alcuni passaggi.

Non perché qualcuno gli abbia chiesto di diventare grande in fretta.

Ma perché la familiarità con l'esperienza gli permette di diventarne progressivamente protagonista.


Routine e rigidità: non sono la stessa cosa

C'è però un aspetto fondamentale che merita la nostra attenzione.

Una buona routine deve dare sicurezza al bambino, non chiedere al bambino di adattarsi rigidamente a un programma.

Se un bambino ha sonno prima del solito, ha bisogno di essere ascoltato.

Se durante il pranzo manifesta un bisogno particolare, quel bisogno non dovrebbe scomparire dietro l'orario.

Se un'attività coinvolge profondamente un gruppo di bambini, può essere pedagogicamente significativo concedere loro più tempo, quando l'organizzazione lo permette.

La routine non deve diventare una gabbia.

È piuttosto una struttura sufficientemente stabile da offrire sicurezza e sufficientemente flessibile da accogliere le differenze individuali.

In altre parole, non sono i bambini a dover essere tutti uguali per rispettare una routine: è la routine che deve essere pensata per bambini diversi.

Mi piace condividere con voi un pensiero di Christine Schuhl per cui nella relazione con i bambini e le bambine e nella gestione del tempo e delle attività con loro si deve fare in modo che " il risultato non abbia la precedenza sull'incontro".


Anche i piccoli rituali aiutano a regolare le emozioni

Pensiamo al momento della nanna.

Una luce più soffusa, una voce familiare, alcuni gesti ripetuti, la presenza dell'educatrice: sono elementi che possono aiutare il bambino a riconoscere il passaggio dall'attività al riposo.

Oppure pensiamo all'arrivo al nido.

Un saluto, il proprio armadietto, l'incontro con un'educatrice conosciuta, l'ingresso nello spazio di gioco.

Questi piccoli rituali non eliminano necessariamente le emozioni difficili, ma possono renderle più affrontabili.

La regolazione emotiva, nei primi anni di vita, si sviluppa infatti anche attraverso la relazione con adulti capaci di offrire risposte coerenti, sensibili e rassicuranti.

Il bambino impara progressivamente a riconoscere ciò che prova anche grazie a ciò che sperimenta con gli altri.

La sicurezza non deriva quindi soltanto dal fatto che qualcosa si ripeta.

Deriva anche dal sapere chi sarà accanto a me mentre quella cosa accade.


E se a casa le routine sono diverse da quelle del nido?

Non è necessario che famiglia e nido organizzino ogni momento nello stesso identico modo.

I bambini possono imparare a riconoscere routine differenti in contesti differenti.

Ciò che conta è che le esperienze siano sufficientemente comprensibili, coerenti e rispettose dei loro bisogni.

Per questo il dialogo tra genitori ed educatrici è fondamentale.

Conoscere le abitudini del bambino, comprendere come vive il sonno, il pasto e i momenti di transizione permette di costruire continuità senza pretendere uniformità.

Il nido non deve sostituirsi alla famiglia, così come la famiglia non deve replicare perfettamente il nido.

Entrambi possono offrire al bambino riferimenti sicuri, ciascuno attraverso le proprie relazioni e la propria quotidianità.


Lo sguardo di Bhu-m

A Il Nido di Bhu-m crediamo che la qualità dell'esperienza educativa non si misuri soltanto attraverso ciò che i bambini fanno, ma anche attraverso come vivono ciò che accade.

Per questo non consideriamo le routine semplici intervalli tra un laboratorio e un'attività.

Il momento del pranzo, il cambio, la preparazione alla nanna, l'accoglienza del mattino sono parte integrante del nostro progetto pedagogico.

Sono occasioni nelle quali il bambino incontra l'adulto, sperimenta fiducia, esercita competenze e costruisce un senso di appartenenza.

Il nostro sguardo parte da un principio preciso: ogni bambino è una persona competente in evoluzione.

Questo significa riconoscere che anche un bambino molto piccolo possiede capacità, intenzioni, preferenze e modalità personali di comunicare.

Significa non anticipare continuamente le sue azioni, ma lasciargli il tempo di partecipare.

Significa comprendere che il bisogno di ripetizione non è mancanza di curiosità, ma può essere proprio ciò che rende possibile una nuova scoperta.

La nostra équipe educativa, attraverso relazioni continuative e attente, accompagna i bambini e le bambinenella costruzione di quella sicurezza affettiva che permette loro di esplorare con fiducia.

Non vogliamo giornate tutte uguali ma giornate nelle quali i bambini e le bambine possano ritrovare punti di riferimento sicuri e, proprio grazie a questi, sentirsi liberi di vivere esperienze sempre nuove.

Perché, in fondo, la routine non è ciò che interrompe la scoperta. È ciò che può dare al bambino la sicurezza necessaria per cominciare a scoprire.

E forse, agli occhi di un bambino, quella piccola sequenza di gesti che si ripete ogni giorno racconta qualcosa di molto semplice:

“So dove sono. So chi si prende cura di me. Posso dedicarmi a conoscere il mondo.”

 
 
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