Impugnatura nei bambini da 0 a 3 anni: prima della matita vengono le mani
Lo sai che… imparare a impugnare non comincia quando un bambino prende in mano un colore, ma molto prima, quando scopre di poter afferrare il mondo?
«Il mio bambino tiene il pennarello con tutta la mano. Devo insegnargli a impugnarlo correttamente?»
È una domanda che molti genitori si pongono, soprattutto quando i primi scarabocchi iniziano a riempire i fogli. Osserviamo quella piccola mano che stringe il colore con forza, il polso ancora poco mobile, il gesto ampio e talvolta impacciato. E, quasi istintivamente, viene voglia di sistemargli le dita, mostrargli come si fa, accompagnare il movimento verso un'impugnatura più simile a quella dell'adulto.
Ma se quella presa, apparentemente poco precisa, fosse esattamente ciò di cui il bambino ha bisogno in quel momento?
L'impugnatura non nasce con la matita

Quando pensiamo all'impugnatura, immaginiamo quasi sempre una matita tenuta tra pollice, indice e medio.
In realtà, questa capacità rappresenta il risultato di un lungo percorso di maturazione.
Nei primi mesi di vita, il bambino comincia a scoprire le proprie mani. Le osserva, le porta alla bocca, le avvicina agli oggetti. Progressivamente impara ad afferrare, trattenere, lasciare e trasferire un oggetto da una mano all'altra.
Ogni movimento richiede la collaborazione di diverse competenze: controllo posturale, coordinazione occhio-mano, sensibilità tattile, organizzazione del movimento e progressiva indipendenza delle dita.
La mano non lavora mai da sola.
Per afferrare un oggetto con precisione, il bambino deve poter contare anche su una sufficiente stabilità del tronco e delle spalle, sulla capacità di orientare lo sguardo e sulla maturazione del sistema nervoso.
È per questo che lo sviluppo dell'impugnatura non può essere ridotto alla semplice posizione delle dita.
Prima di imparare come tenere uno strumento, il bambino deve imparare a conoscere e controllare la propria mano.
Come cambia la presa dalla nascita ai tre anni?
L'evoluzione della presa segue generalmente alcune tappe, pur con differenze individuali nei tempi e nelle modalità.
Nei primi mesi: dalla presa riflessa all'afferrare intenzionale
Alla nascita è presente il riflesso di prensione palmare: quando qualcosa stimola il palmo, le dita tendono a chiudersi automaticamente.
Con la maturazione neurologica, il bambino sviluppa progressivamente la capacità di raggiungere e afferrare volontariamente gli oggetti.
Verso la metà del primo anno molte azioni diventano più intenzionali: il bambino prova a raggiungere un gioco, lo trattiene, lo esplora con la bocca e con le mani.
Non sta soltanto esercitando i muscoli.
Sta scoprendo che può agire sull'ambiente.
Verso i 9-12 mesi: le dita diventano protagoniste
Durante la seconda parte del primo anno, la presa diventa progressivamente più precisa.
Il bambino impara a trasferire gli oggetti tra le mani e inizia a utilizzare sempre meglio pollice e indice.
Compare gradualmente la cosiddetta presa a pinza, che consente di afferrare piccoli elementi con maggiore precisione.
È una conquista importante, visibile anche durante l'alimentazione autonoma, quando il bambino cerca di raccogliere piccoli pezzi di cibo.
Naturalmente questi gesti devono sempre avvenire con alimenti e materiali adeguati all'età, in condizioni di sicurezza e sotto supervisione.
Tra 12 e 24 mesi: afferrare, lasciare, infilare, sperimentare
In questa fase il bambino utilizza sempre più intenzionalmente le mani.
Inserisce oggetti nei contenitori, costruisce piccole torri, prova semplici incastri, manipola materiali e sperimenta i primi strumenti grafici.
Quando afferra un pastello, spesso lo stringe con tutta la mano.
È quella che viene chiamata presa palmare: una modalità ancora globale, nella quale il movimento coinvolge soprattutto il braccio.
Non è un errore da correggere.
È una modalità di utilizzo coerente con il livello di maturazione motoria.
Tra 2 e 3 anni: verso una maggiore precisione
Con il tempo, il bambino affina il controllo della mano e del polso.
La presa degli strumenti grafici può iniziare a coinvolgere maggiormente le dita, pur rimanendo diversa dall'impugnatura adulta.
I movimenti diventano gradualmente più controllati e compaiono tracce grafiche sempre più intenzionali.
L'impugnatura a tre dita, soprattutto nella sua forma più dinamica ed efficiente, matura generalmente negli anni successivi.
Pretenderla stabilmente prima dei tre anni significa spesso anticipare una competenza per la quale il bambino non possiede ancora tutti i prerequisiti.
Perché non dovremmo correggere continuamente l'impugnatura?
Immaginiamo un bambino di due anni che disegna.
Stringe il pastello nel pugno, muove tutto il braccio e produce grandi linee sul foglio.
Un adulto si avvicina, gli apre delicatamente le dita e posiziona il colore nella presa a tre dita.
Il bambino prova a continuare, ma il movimento diventa più difficile. Il colore scivola, la mano perde stabilità, l'attenzione si sposta dal piacere di lasciare una traccia alla fatica di mantenere una posizione.
Che cosa è successo?
Nel tentativo di insegnargli una competenza, abbiamo rischiato di rendere più complessa un'esperienza che stava già svolgendo con interesse.
Questo non significa che gli adulti non debbano mai accompagnare l'uso degli strumenti.

Significa comprendere che una competenza motoria non si costruisce semplicemente imponendo la posizione finale del gesto.
Si sviluppa attraverso la maturazione, l'esercizio e una varietà di esperienze.
L'impugnatura funzionale è il risultato di questo processo, non il suo punto di partenza.
Le mani imparano attraverso il gioco
Al nido, lo sviluppo dell'impugnatura trova occasioni preziose in attività che apparentemente non hanno nulla a che vedere con la scrittura.
Pensiamo a un bambino che prova a inserire un grosso elemento di legno in un foro.
Osserva l'apertura, orienta l'oggetto, modifica la presa, tenta nuovamente.
Oppure a una bambina che trasferisce acqua da un contenitore all'altro, impasta un materiale morbido o cerca di afferrare una pallina.
In ognuna di queste esperienze, la mano deve adattarsi a ciò che incontra.
La precisione non viene richiesta dall'adulto: nasce dalla necessità di raggiungere uno scopo che il bambino stesso riconosce come interessante.
Travasi, incastri, costruzioni, manipolazione, pittura con le dita e giochi di inserimento favoriscono aspetti differenti della coordinazione e della destrezza manuale.
La varietà dei materiali offre alle mani molteplici occasioni di apprendimento.
E la ripetizione spontanea permette al bambino di consolidare progressivamente le proprie abilità.
Impugnare un cucchiaio non è diverso dall'imparare a disegnare?
Naturalmente si tratta di gesti diversi, ma entrambi richiedono una progressiva organizzazione delle capacità motorie.
Quando un bambino prova a utilizzare il cucchiaio, deve coordinare mano, braccio, occhi e postura per raggiungere la bocca.
All'inizio può rovesciare il contenuto, cambiare continuamente presa o utilizzare entrambe le mani.
Gradualmente, attraverso la ripetizione, il gesto diventa più preciso.
Il valore educativo non consiste soltanto nel riuscire a mangiare senza sporcarsi.
Consiste nell'esperienza di poter partecipare attivamente a un momento della propria vita.
Lo stesso accade quando il bambino prende un pennello, un pastello o un oggetto da inserire.
Non sta semplicemente imparando a usare uno strumento.
Sta sviluppando il controllo del proprio corpo e la fiducia nella possibilità di agire autonomamente.
Il gesto grafico: prima il piacere di lasciare una traccia
Nei primi tre anni di vita, l'esperienza grafica dovrebbe essere soprattutto un'occasione di esplorazione.
Il bambino scopre che il proprio movimento può produrre un segno.
Una linea, un punto, una macchia di colore diventano la testimonianza visibile di un'azione.
Questa scoperta ha un enorme significato cognitivo.
Il bambino sperimenta una relazione di causa ed effetto: muovo la mano e qualcosa cambia.
Con il tempo, il gesto diventa più intenzionale e la traccia può acquistare nuovi significati.
Ma nella prima infanzia non dovrebbe essere la qualità del disegno a guidare l'esperienza.
Non servono schede da completare, contorni da rispettare o risultati da riprodurre.
Servono superfici adeguate, materiali sicuri, strumenti facili da afferrare e la libertà di sperimentare.
Un grande foglio sul pavimento, un pastello grosso, un pennello adatto alle mani del bambino possono diventare occasioni ricche di apprendimento.
L'adulto osserva e accompagna, senza trasformare ogni gesto in una prestazione.
Lo sguardo di Bhu-m
A Il Nido di Bhu-m crediamo che le mani dei bambini abbiano bisogno di incontrare il mondo prima ancora di imparare a utilizzare correttamente gli strumenti.
Una mano che afferra un oggetto con tutta la forza del palmo non è una mano che sbaglia.
È una mano che sta imparando.
Una mano che tenta più volte di inserire una forma in un contenitore non è una mano incapace.
È una mano che cerca una soluzione.
E una mano che lascia sul foglio una traccia incerta non è ancora interessata a produrre un bel disegno.
Sta scoprendo qualcosa di molto più importante: il piacere di agire, trasformare, lasciare un segno.
La nostra idea di bambino competente nasce proprio da questo sguardo.
Riconosciamo che ogni bambino possiede risorse e possibilità di apprendimento, ma sappiamo anche che queste competenze hanno bisogno di tempo, esperienze e relazioni significative per svilupparsi.
Per questo, negli ambienti del Nido di Bhu-m, proponiamo materiali che invitano a toccare, afferrare, manipolare, costruire, smontare e ricominciare.
Le educatrici osservano il gesto, ne riconoscono il significato e accompagnano il bambino senza sostituirsi a lui.
Un approccio che incontra il pensiero di Maria Montessori, nel valore attribuito alla mano e all'autonomia, e quello di John Dewey, per il quale l'apprendimento nasce dall'esperienza.
Ma soprattutto, è un approccio che riconosce la relazione come condizione fondamentale della crescita.
Perché un bambino che si sente osservato con fiducia può sperimentare senza il timore di sbagliare.
E un bambino che può provare, riprovare e riuscire costruisce progressivamente non soltanto abilità motorie, ma anche sicurezza in sé.
Non abbiamo bisogno di insegnare troppo presto ai bambini come tenere una matita. Abbiamo bisogno di offrire loro infinite occasioni per scoprire ciò che le loro mani possono fare.
Il resto arriverà, attraverso la maturazione e l'esperienza.




