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Dire sempre "bravo" aiuta davvero?

  • 14 ago
  • Tempo di lettura: 3 min

"Se non gli dico bravo, penserà di non essere stato capace?" È un dubbio che accomuna moltissimi genitori. Davanti a un disegno, ai primi passi, a una torre costruita con impegno o a un cucchiaio portato alla bocca senza aiuto, la parola "bravo" arriva spontanea. È un gesto d'amore, un modo per incoraggiare. Eppure, sempre più studi in ambito educativo invitano a riflettere su una domanda importante: dire sempre "bravo" aiuta davvero il bambino a crescere?


Il problema non è dire "bravo"

Partiamo da una rassicurazione: dire "bravo" non è sbagliato.

Il problema nasce quando questa parola diventa l'unica risposta possibile a ciò che il bambino fa. Se ogni esperienza viene immediatamente valutata dall'adulto, il rischio è che il bambino inizi, senza accorgersene, a cercare continuamente un'approvazione esterna.

Nei primi tre anni di vita ogni esperienza contribuisce a formare l'immagine che il bambino svilupperà di sé. Se il valore delle sue azioni dipende sempre dal giudizio dell'adulto, potrebbe imparare che ciò che conta non è ciò che prova lui, ma ciò che pensano gli altri.

La motivazione che nasce da dentro

La ricerca psicologica distingue tra motivazione estrinseca, cioè quella alimentata da premi e approvazioni, e motivazione intrinseca, che nasce invece dal piacere di fare, esplorare e imparare.

I bambini piccoli sono naturalmente curiosi, ripetono un gesto decine di volte ...non per ricevere un applauso ma perché il loro cervello sta costruendo nuove connessioni.

Quando un bambino infila un cilindro dentro un contenitore per la ventesima volta, non sta cercando un "bravo". Sta cercando di capire come funziona il mondo.

Il nostro compito come adulti è proteggere questa meravigliosa spinta naturale.

Più che giudicare, osservare

Esiste un modo diverso di accompagnare il bambino.

Invece di valutare il risultato, possiamo raccontare ciò che osserviamo.

Ad esempio:

  • "Hai scelto tutti i colori blu."

  • "Hai provato tante volte prima di riuscirci."

  • "Hai costruito una torre davvero alta."

  • "Ti vedo soddisfatto di quello che hai fatto."

Queste frasi hanno un effetto molto diverso.

Non dicono al bambino se è stato bravo o meno.

Gli restituiscono invece la consapevolezza del proprio impegno, delle proprie emozioni e delle proprie capacità.

È proprio questa consapevolezza che, nel tempo, costruisce una solida autostima.

L'errore non è un fallimento

Quando un bambino cresce in un ambiente dove ogni esperienza viene giudicata, può iniziare ad avere paura di sbagliare.

Al contrario, se percepisce che l'adulto è interessato al processo più che al risultato, sviluppa fiducia.

L'errore diventa un'occasione per imparare.

Il tentativo diventa prezioso quanto il successo.

È proprio questo il terreno su cui si sviluppano resilienza, autonomia e capacità di affrontare le difficoltà.

Le parole costruiscono l'immagine di sé

Le neuroscienze ci mostrano quanto le relazioni influenzino lo sviluppo del cervello.

Ogni sguardo, ogni tono di voce, ogni parola contribuisce alla costruzione della sicurezza interiore del bambino.

Per questo motivo non è tanto importante trovare la frase perfetta.

Conta soprattutto che il bambino si senta visto.

Quando un adulto osserva davvero, ascolta e riconosce ciò che il bambino sta vivendo, comunica un messaggio molto più profondo di qualsiasi complimento:

"Io ti vedo. Mi interessa quello che stai facendo. Mi interessa quello che provi."

Ed è proprio questa esperienza relazionale che alimenta una sana fiducia in sé.

Dire "bravo" allora va evitato?

Assolutamente no.

La spontaneità è parte della relazione.

Un "bravo!" detto con entusiasmo durante un momento speciale non crea alcun problema.

La differenza sta nel non trasformarlo in un'abitudine automatica.

Più il bambino cresce sentendosi accolto, osservato e compreso, meno avrà bisogno di cercare continuamente conferme dall'esterno.

L'obiettivo non è eliminare una parola.

L'obiettivo è arricchire il nostro modo di stare accanto ai bambini.

Lo sguardo di Bhu-m

A Il Nido Bhu-m crediamo che ogni bambino sia una persona competente fin dai primi giorni di vita.

Per questo da quando bambini e bambine arrivano al nido le nostre educatrici non lavorano per distribuire giudizi ma per costruire relazioni.

Osserviamo con attenzione, diamo valore ai tentativi, raccontiamo ciò che vediamo e accompagniamo ogni conquista con rispetto, senza fretta e senza etichette.

Per noi educare significa aiutare ogni bambino a riconoscere le proprie risorse interiori, non a dipendere dall'approvazione degli adulti.

È questa cultura dell'infanzia che rende ogni giornata al nido un'occasione autentica di crescita condivisa tra bambino, famiglia ed educatrici.

 
 
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